Schermata 2015-01-20 alle 13.43.31La parola “schiscètta” (occhio all’accento, è una “e” ben aperta) , utilizzata per indicare il contenitore con cui da casa si porta al posto di lavoro il cibo pronto per essere consumato, nasce nel dopoguerra a Milano, quando operai e impiegati utilizzavano un particolare portavivande in metallo per il conservare, trasportare e scaldare il pasto per l’ora di pranzo preparato dalle mamme e dalle mogli.

Il termine deriva dal verbo dialettale “schiscià”, schiacciare, in quanto per essere chiuso tale contenitore doveva essere schiacciato.

La schiscetta di quegli anni era realizzata in alluminio e, successivamente, in acciaio inossidabile, con ben poche concessioni a studi di design. Presto il termine milanese si diffuse in tutta Italia, arrivando a soppiantare quelli utilizzati in altre regioni, come gamella, baracchino e caccavella.

Oggi che il portarsi il pranzo da casa è tornato di moda, tanto per motivi economici quanto per ragioni dietetiche e salutari, la parola è stata recuperata con un pizzico di snobbismo e abitualmente accostata all’anglosassone lunch box, al giapponese bento. Ma le schiscette dei nostri giorni son ben diverse da quelle che i manovali milanesi calavano nel pentolone di acqua bollente su un fuoco nel cantiere per scaldare le proprie vivande.

Ora sono contenitori ermetici di tutte le misure e di tutti i prezzi, in plastica , alluminio o vetro, per lo più adatti al riscaldamento nei microonde che quasi tutti gli uffici mettono a disposizione dei propri dipendenti.

Sul mercato si trovano anche tante scatole multiscomparto con una sezione dedicata alle tavolette blu “ghiacciate” che permettono di mantenere il cibo fresco fino al momento del consumo e, perfino, contenitori che diventano scaldavivande attraverso il collegamento alla porta USB del computer e contenitori che si scaldano grazie all’energia solare.Borsa termica

Ma come scegliere la “schiscetta” ideale per le proprie necessità? Ecco qualche regola da seguire.

 

  • Va sempre privilegiata la qualità dell’oggetto, controllandone la provenienza, i dettagli costruttivi e l’indicazione se è realizzato in un materiale adatto al riscaldamento in microonde. Qualche euro speso in più oggi si rivela un risparmio in futuro.
  • La tenuta ermetica è importantissima: evita spiacevoli versamenti nella borsetta o nella borsa da ufficio e fa sì che la pietanza trasportata possa arrivare in tavola in condizioni ottimali.
  • Se non si intende lasciare in ufficio un piatto su cui trasferire le pietanze portate da casa, è meglio orientarsi verso “ schiscette” che abbiano al proprio interno un vassoietto da utilizzare come piatto e, eventualmente, anche le posate.
  • Anche il design vuole la sua parte: un contenitore portavivande di gusto può diventare oggetto di conversazione con i colleghi all’ora di pranzo (e poi coccolarsi con begli oggetti fa sempre bene allo spirito!).
  • Nel caso l’ufficio non disponga di un frigorifero (o se si è talmente in tanti a portare il pasto da casa che qualcuno non riesce a trovare posto) è bene munirsi anche di una piccola borsa termica. Sul mercato se ne trovano di tutti i tipi, alcune addirittura chic e “insospettabili” .

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